Monsignor Gerardo Antonazzo Libri: Suppliche

Il Monsignor Gerardo Antonazzo, Vescovo della diocesi di Sora, è particolarmente attivo anche nel mondo editoriale, viene spesso infatti “chiamato” in causa per gestire prefazioni e postfazioni di molti libri ecclesiastici.

Ispirato dalla grande fede e da una preparazione teologica e culturale fuori dal comune, il Vescovo e Monsignore Gerardo Antonazzo è una delle figure più apprezzate nel mondo ecclesiastico ed è molto amato da tutti i suoi fedeli che riconoscono in lui i principi ed i valori reali della Chiesa.

Uno dei lavori editoriali più apprezzati è senza dubbio Suppliche, scritto in collaborazione con Gabriele Pescosolido, autore poliedrico e poeta dell’anima che ha accompagnato in questo viaggio delle parole il Monsignor Gerardo Antonazzo.

All’interno del libro, ogni Supplica viene “spiegata” e argomentata toccando temi cruciali della nostra società quali la memoria, la speranza, la verità e la bellezza. Il tutto viene accompagnato da un bellissimo reportage fotografico che rende ancora più ricco e speciale il lavoro di Gabriele Pescosolido e Gerardo Antonazzo.

Suppliche è un testo esperenziale, un compendio di conforto ed una lucida interpretazione della realtà che ci troviamo a vivere quotidianamente.

Per farvi realmente comprendere l’entità della bellezza del lavoro, vi riportiamo integralmente le 5 suppliche scritte da Gabriele Pescosolido, invitandovi a reperire il testo originale per conoscere invece i pensieri del Vescovo della diocesi di Sora Gerardo Antonazzo.

Supplica Prima

A Te rivolgiamo

questa nostra supplica, questi sguardi sottomessi e inermi / come

immobili manichini siamo

tra rovine e mascherate

emozioni / specchi

che si frantumano alla ricerca

del tuo volto, non più solo

idea il v e r s o.

A Te rivolgiamo

questo nostro ininterrotto dolore di anime / trafugati reperti restano i sogni e i giorni

e le città dall’atmosfera in rovina ferite / che non rimarginano ancora, come utopie

mai sazie affatto contraddette dalla morte.

Miserère.

 

Supplica seconda

A Te rivolgiamo

queste nostre smarrite memorie al massacro scampate / in fuga tra le macerie dell’anima e

dei paesaggi, fin dentro

le nostre case / siamo

negati sentimenti e traditi, come truccati motori di ricerca

per irrisolti dubbi.

A Te rivolgiamo

questo sofferto ascolto, muto collettivo inconscio / siamo

uomini che la parola hanno persa, frammentati v e r s i / martiri

di quest’epoca moderna

senza più favole da raccontare, appena coincidenze possibili, alterati codici semantici.

Miserère.

 

Supplica Terza

A Te rivolgiamo

il tempo di queste ultime ore

di eversione / il bello

più non inganna i giorni, incunabuli ambienti interiori sovraffollati

senza estetica / v e r s i

che non hanno bisogno di eroi,

da attraversare senza

imbarazzo.

A Te rivolgiamo

di perdonare ogni falsificata prospettiva / siamo

paradossi esistenziali che emergono dal coro / calcoli sbagliati,

distanze, segrete strategie nel delirio dei tempi, traumi

non ancora rimossi, lutto senza perdita alcuna.

Miserère.

 

Supplica Quarta

A Te rivolgiamo

il nostro continuo divenire

di sconvolgimenti / le indagini

in corso, i giardini incolti

della disillusa Ragione, tutta

l’arte degenerata / minuziose grafie scomparse e riapparse ci accolgono all’ingresso del Paradiso sorridenti si ribellano ancora.

A Te rivolgiamo

questi v e r s i che operano a cuore aperto il cuore del mondo / non conoscono spacciatori, non soffrono gravità / solo la pioggia canta ancora il tuo silenzio e la solitudine, comincia lì dove tutto finisce, restano solo scomodi altari e calvari di notte dalle lacrime illuminati.

Miserère.

 

Supplica Quinta:

A Te solo rivolgiamo

questi nostri supplichevoli

v e r s i / dirottati e alla

deriva nei sottosuoli della cultura, nell’incomprensibile senso di ogni dolore, il tuo dolore / caduti

nelle ombre e nella durezza della vita, nelle strade abbandonati sotto

i cieli che chiusi restano.

Ogni nostra direzione contraria, improvvisa burrasca, carestia d’amore / a Te rivolgiamo

ogni tentativo di decollo verticale v e r s o il tuo cielo, l’odore del vento, il pianto

delle madri, il canto degli uccelli, il sacrificio dei tuoi figli.

Miserère.

Foto tratta da Suppliche di Gabriele Pescosolido e Monsignor Gerardo Antonazzo